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Shapeless Zine - Keep the Metal Faith alive! (12.07.2010)
REVIEW - La proposta degli SHW risulta in fondo alquanto particolare; suoni essenzialmente scarni, poco compressi e dilatati, passando velocemente da partiture e vocals al limite della dissonanza, a chorus molto aperti, circolari e dalle melodie orecchiabili. Ascolto che di primo acchito potrebbe sembrare banale, ma che invece racchiude profonde reminiscenze ottantiane, vicine alla new wave ed ai numerosi gruppi inglesi ancor più vicini al pop dell'epoca. Buon esempio ne è
"A Black Hole In The Room Beside", brano costruito interamente nell'attesa e nella preparazione ai chorus, assolutamente melodici e convincenti e dove, alla lontana, si riscontrano piacevoli assonanze verso i The Cult di "Electric".
"Nozomi (Planet B)" cresce molto lentamente; l'inizio è pacato, flebile e quasi riverente per poi, con il passare dei minuti e l'entrata in gioco di sonorità più corpose, acquisisce maggior coscienza di se, ritmo e consistenza, senza mai tradire le profonde reminiscenze pop-oriented. Notevoli poi, le atmosfere di tastiera e sinth, punteggiate pregevolmente dalle chitarre. In
"8 Bit Man" le chitarre divengono piacevolmente protagoniste; non si eccede mai in durezza o corposità, rimanendo sempre e comunque entro ambiti dark, pop-rock. Le plettrate sono sempre leggere e scorrevoli ed i suoni risultano molto avvolgenti e plumbei; interessanti le linee vocali, spesso accostabili per timbrica e melodicità a Bono Vox degli
U2.
"Agape" è caratterizzato da un riff portante davvero ficcante ed interessante, che non può far altro che entrarti in testa; echi di Muse fuoriescono da ogni dove, sia per le enormi potenzialità evocative proposte che per quel profondo senso di magnificenza latente. Ennesima buona prova del vocalist, capace di coinvolgere ed intrattenere, attraverso l'uso di linee vocali solo all'apparenza banali, ma ricche invece di pathos interpretativo e feeling. Mentre la title-track scorre piacevolmente senza nulla togliere od aggiungere al tutto, tocca a
"Doubts" rialzare un poco i toni; ritmiche interessantissime, basate su intense linee di basso e riff di chitarra leggermente graffianti e sostenuti. Le atmosfere rimangono soffuse e sognanti, salvo lievi stacchi, leggermente più vigorosi, in corrispondenza dei chorus, ancora una volta il pezzo forte del brano; intensi, evocativi e penetranti. Anche in
"Quiet Desperation" le coordinate sonore non mutano eccessivamente; non fosse per un maggior vigore esecutivo e per numerosi cambi improvvisi d'atmosfera, tanto da creare veri e propri sbalzi d'intensità, atti ad avvicinare ancora una volta i nostri ai
Muse.
L'ultimo brano in scaletta,
"Old Misty Giants", è introdotto dal basso e da tastiere spaziali; un poco più spigoloso e meno orecchiabile dei pezzi precedenti, grazie a riff di chitarra più asciutti e ficcanti ed a linee vocali meno immediate. Melodie dissonanti caratterizzano i bridge ed i ritornelli, rendendo il tutto come in sospeso ed in attesa di dover, poter, esplodere; cosa che però non avviene, lasciando un poco a bocca asciutta. Strano e particolare. La proposta musicale dei nostri non ha proprio niente da spartire con il metal e con tutti i suoi derivati, sfiorando solo in qualche occasione lievi risonanze hard rock; ci si muove in ambiti essenzialmente pop oriented, arricchiti da brevi schegge new wave, british sound e rock, per una commistione interessante e dai buoni colpi in canna, che non è consigliabile a tutti gli ascoltatori, ma solo a chi è capace di andare oltre certi conformismi sonori e che non tende a ragionare esclusivamente per categorie, preferendo cogliere il buono in ogni singola nota o passaggio musicale, senza alcun pressappochismo o giudizio preventivo di sorta.
Voto: 6.5
(Pasa - Giugno 2010)
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Obliveon -
Metal und Gothic Magazin (07.07.2010)
REVIEW - Nun gut, ob SHW mit ihrem Zweitwerk "e-life" richtig aufgehoben sind bei unserem Online-Mag, möchte ich mal dahingestellt lassen, denn auch in der Vergangenheit hat es mehr oder weniger schon Verirrungen gegeben, die man aber bei Zudrücken eines Auges noch durchgehen lassen konnte. SHW haben auf jeden Fall eine elektrische Gitarre am Start und können daher ganz grob in Richtung Pop-Rock klassifiziert werden. Anfänglich hatte ich da so meine Probleme, denn poppiger Gesang und glattgebügelter Sound ließen meine Mainstream-Alarmglocken schrillen. Doch ich will den Italienern kein Unrecht zufügen, denn "e-life", das sie selbst als Brit-Pop kombiniert mit Rock einordnen, offenbart solides Handwerk und weiß bei mir teilweise zu gefallen. Ihr zweites Album ist der Nachfolger des bereits 2006 erschienenen "Psychotheque" und hat auch bereits sechzehn Monate auf dem Buckel. Dennoch ist es die aktuelle Basis für Auftritte, die das Trio derzeit in Italien absolviert. Für weitere Infos checkt einfach. 6/10 -
(RB)
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Losingtoday The first independent music magazine (03.03.2010)
REVIEW - Secondo lavoro per gli
SHW, trio proveniente dalla zona di Cremona e dedito prevalentemente a un pop / rock di impronta british che, pur dagli scoperti riferimenti riesce tutto sommato a farsi apprezzare.
L'incipit è a dire il vero anche abbastanza fuorviante, rispetto al resto del disco: l'apertura è infatti affidata a un brano dalla vena "alternative", all'insegna di vaghe abrasioni grunge; dalla seconda traccia in poi, la formazione lombarda si inserisce solidamente in binari brit, con varie suggestioni: a venire in mente sono spesso e volentieri i Muse magari quelli meno melodrammatici e sinfonici, ma nel corso del disco si intravedono tracce degli ultimi U2, e magari anche qualcosa di Radiohead o Coldplay.
Dieci tracce all'insegna di una equilibrata miscela costruita su una vocalità che ondeggia tra Matthew Bellamy e Bono chitarre a tratti sferzanti, tastiere che arricchiscono il suono, sezione ritmica a dare calore e consistenza.
Non si esibiscono in voli in pindarici, gli SHW, né vogliono apparire come mostri di originalità; tuttavia danno vita a un disco efficace, caratterizzato da una indubbia gradevolezza di suoni, tale insomma da farsi ascoltare qualche volta di più, senza essere immediatamente buttato nel dimenticatoio.
(Marcello Berlich)
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Extra Music Magazine - Sezione Emergenti (27.01.2010)
REVIEW - Attivi dal '95 gli
SHW sono ora alla seconda prova su disco, "E-life" esce a due anni dall'esordio in undici tracce
di "Psycotheque".
Roberto Bonazzoli,
Diego Capelli,
Graziano Capelli e
Matteo Tartari impastano
in dieci tappe un buon rock alternativo portandosi appresso vene britpop, il tutto per spazi combinati in tirate
agonistiche di basso e chitarra che strizzano l'occhio ad impasti vocali dalla forma smagliante. Melodici e ricchi di
pathos ma quanto basta e senza calcare la mano gli SHW si armano di formule ricche d'immediatezza, semplici per trame
e primo ascolto ma convincente nel susseguirsi traccia dopo traccia. Solenne l'attacco di
TC, più tradizionale
ma tutt'altro cha approssimate le continuità di
A Black Hole in The Room Beside, incombenti i riff di
8 bit Man in
sintonia con i toni lievi della ballate in delay e pizzicato di
Agape.
Passata la title-track si materializzanno gli impasti sonori più solidi e forgiati di
Doubts quelli che regalano un fluido gioco di ruoli tra basso/batteria
Two Cents of an Outlier o
tastiere spacey
Old Misty Giants. Scivola bene per scrittura ed arrangiamento, una freccia quindi da tirare e da cui assicurarsi
il centro.
Ben fatto e decisamente d'ottimo stile.
(Sara Bracco)
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Undergroundattack - Support Underground Music (23.12.2009)
REVIEW - Era da un po' di tempo che non ascoltavo del sano
rock e devo ammettere che è stato un vero piacere, perché questo cd mi ha riportato indietro di un po' di anni quando questo tipo
di musica era il mio pane quotidiano. L'occasione si è presentata nel momento in cui il mio "datore di lavoro" mi ha passato il
disco degli SHW,
E-Life, seconda produzione della band, attiva oramai dal lontano 1995.
Pur non brillando per l'eccessiva originalità, questo lavoro ha un sound di una qualità elevatissima, in cui è facile sentire
richiami, neanche troppo velati, agli U2 e in tempi più recenti ai Muse. Molto curata è la produzione, le chitarre sono pulite e
raffinate, il basso fa un gran bel lavoro, i testi sono ermetici e malinconici. L'aria che si respira è molto british e l'amalgama che
ne viene fuori fa dei ragazzi lombardi una band di notevole spessore. Tutte le 10 tracce sono di ottimo livello, ma a mio avviso i brani
più rappresentativi sono
A Black Hole In The Room Beside, in cui il richiamo ai Muse si evince già dal titolo
,
Nozomi (Planet B) e
Two Cents Of An Outlier.
Che altro aggiungere... un album di enorme maturità, di atmosfere delicate e di ballad intimiste. Non lasciatevelo sfuggire!
VOTO: 75
(Simone $$)
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The Ship Magazine.com - Di Jacopo Aloisi (02.12.2009)
REVIEW - Questo secondo
album della band, insieme, pensate, dal 1995, chiarifica una volta per tutte le loro indubbie qualità
compositive e questa volta propongono un full lenght di 10 brani uno più bello dell'altro. Sicuramente
i tanti anni passati a suonare insieme ha permesso una lenta ma sicuramente proficua maturazione insieme ed ha
portato anche a un'attenta scelta nei suoni che vengono curati nei minimi particolari.
In primis emergono le distorsioni e gli effetti della chitarra di
Diego Capelli, creati a quanto pare dallo
stesso con estrema cura e attenzione. Mi fa pensare al chitarrista degli U2 The Edge, e oggi avere i propri suoni
è cosa estremamente importante. Gli SHW hanno un notevole talento, bisogna riconoscerlo, e la fiorentina
Incipit Recordings deve assolutamente seguire ogni singolo passo di questa band e cercare una distribuzione su
larga scala. Visti i risultati ci sono tutti i punti a vento a favore per creare qualcosa di più grande ancora.
Non mi soffermerò a parlare di un singolo brano o di una manciata di questi perché sarebbe
riduttivo, consiglio, invece, l'ascolto in toto del cd e a trovare così voi quale tra i dieci più
vi piace. L'ho ascoltato più di una volta e il mio giudizio è andato sempre migliorando. 75/100
(Gjin Schirò)
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Rock Shock - La scossa quotidiana (18.11.2009)
REVIEW - L'orizzonte dell'alternative
italiano sprigiona molte giovani, grandi promesse. Cinque caratteri diversi hanno dato vita a buoni lavori
all'insegna dell'originalità. Ogni band gode di un grande carisma che, unito a qualità tecnica e
grinta, crea una carta vincente che supera i confini nazionali.
Gli
Everglade sono colorati da un alternative aggressivo, duro. Si dilettano in un album molto
interessante ed intimistico:
Things To Save (su etichetta Andromeda). Il loro forte carattere deriva dal
mix di un gusto vagamente grunge, una voce calda, intensa, intessuta su armonie ben congeniate. (Voto 4/5)
I romani
Exempla Traunt, che escono su Exceed Records, non sono da meno. Con il loro lavoro,
Run Away,
vantano una venatura psichedelica, molto vicina al synth pop ed una tenebrosa voce femminile. Il loro giocare
sugli stili, dalla delicatezza alla grinta, lascia spazio anche a sassofono e ad inserti di
elettronica. (Voto 3,5/5)
Fra le etichette più attente alla scena alt-rock nostrana c'è sicuramente l'
Andromeda, che
ha accasato, tra gli altri, Shw, Last Mistake e Vanity Cruel.
Gli
Shw ballano su ritmiche difficili e un sound insolito proponendo
E-Life. Una voce calda che
segue buone dinamiche, passa dal movimento alla stasi con maestria e stile. Sono capaci di grande intensità e
di far affiorare immagini fantasiose nella mente dell'ascoltatore. (Voto 3,4/5)
I
Last Mistake attingono a grandi band del passato (Queen, Raibow) per proporre uno stile sia heavy (ecco
il perché della loro autodefinizione di genere) che docile, che sfocia sul contrasto tra rift potenti e
voce sensibile. Ciò permette a Living Again di essere un disco innovativo e coinvolgente. Molto consueto
il ricorso al pianoforte e ad armonie angeliche che lasciano in una dimensione trasognante. (Voto 3,8/5)
I torinesi
Vanity Cruel, con
Torino Non Dorme, si muovono in ritmiche incalzanti per una musica
elegante e riflessiva, con ricorso al dualismo tra voce maschile e femminile. La loro freschezza ed originalità si
notano anche nell'utilizzo di mezzi che riecheggiano il sound cittadino. Sono intriganti e
controcorrente. (Voto 3,2/5)
Cinque band abbastanza diverse fra loro, ma con la stessa passione e la stessa attitudine verso la Musica.
Gli Everglade sono quelli che probabilmente hanno una marcia in più, ma tutti i gruppi del lotto
meritano attenzione per la loro abilità di essere personali ed originali, senza rinunciare alla loro
forza comunicativa.
(Rachele Sorrentino)
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Hardsounds.it - Music for hard people (17.11.2009)
REVIEW - Album molto
british per questo bel gruppo italiano; si sentono molto le influenze di Muse e U2, perfino la voce ricorda Bono,
soprattutto in Doubts, e alcune canzoni sono proprio cantate alla Bellamy ed addirittura ho scorso vaghi accenni
ai Radiohead! La pecca è forse la poca originalità? Mmh, forse... però il disco è
più che ascoltabile, è apprezzabile per i suoni puliti e i testi ispirati anche se piuttosto
ermetici; un disco molto dolce ma anche molto triste e malinconico composto essenzialmente da ballad: gli amanti
del Metal più cattivo si tengano a debita distanza! Attenzione particolare da prestarsi a
Old Misty
Giants - ispirata a
Il Ritratto Di Dorian Gray di Oscar Wilde.
Buona prova, più che sufficiente. Voto: 66/100 - positivo -
(Clara Begni)